“Niente più zona rossa, ma tutta l’Italia zona protetta”. Con queste parole il premier Giuseppe Conte ha annunciato nella serata di ieri “misure più stringenti”, che tutti i cittadini devono rispettare, da nord a sud, per contrastare l’avanzata del coronavirus. Che ha fatto un nuovo balzo in avanti: i morti sono 463, altri 97 in sole 24 ore, i malati quasi 8.000, circa 1.600 in più. Il provvedimento è stato chiamato “Io resto a casa”. Ben consapevoli di quanto sia difficile cambiare le abitudini, ha detto Conte, “non c’è più tempo: c’è una crescita importante dei contagi e delle persone decedute. Quindi dobbiamo rinunciare tutti a qualcosa per il bene dell’Italia e lo dobbiamo fare subito”. Il provvedimento varato nella serata di ieri prevede, tra l’altro, un divieto di assembramento in tutta Italia; spostamenti possibili solo per motivi di lavoro, necessità o salute (è prevista l’autocertificazione per gli spostamenti, tenendo conto che mentire è reato); la chiusura delle scuole fino al 3 aprile e lo stop a tutte le manifestazioni sportive, campionato di calcio compreso; controlli degli ingressi in Italia. Non è invece all’ordine del giorno una limitazione dei trasporti pubblici: questo per garantire la continuità del sistema produttivo e consentire alle persone di andare a lavorare. Sono però previsti “controlli per gli ingressi in Italia”. Per quanto riguarda l’aspetto economico è stata concordata in Europa una richiesta di scostamento per 7,5 mld, anche se si sta valutando la possibilità di precostituirci una richiesta un po’ più elevata. I dati resi noti dal direttore della terapia intensiva dell’ospedale Sacco di Milano, Emanuele Catena parla di 23 pazienti intubati in terapia intensiva, mentre in Lombardia sono più di 500 malati che richiedono la terapia intensiva e la ventilazione meccanica. Ogni giorno dai 30 ai 50 pazienti. Ormai il sistema rischia il collasso e la Protezione civile sta cercando di far affluire buona parte delle attrezzature sanitarie acquisite: respiratori per le terapie intensive e mascherine in primis.

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