Cremona. La diffusione del contagio da coronavirus non rallenta e rimane costante. Gli ospedali di Cremona e Crema restano, come da diversi giorni, vicini al collasso. La Regione ha spostato in due giorni 171 pazienti. Ben 91 sono stati trasportati da Cremona, Crema e dal Bergamasco in strutture del centro o del Nord della Lombardia. Altri 71 malati, in condizioni meno gravi, sono stati inseriti nelle case di riposo. Il problema principale è il sovraffollamento delle strutture sanitarie. In particolare a Crema la direzione dell’ospedale ha ufficialmente sospeso le ferie del personale per tutto il mese di marzo e fino al 3 aprile, benché i turni di lavoro arrivino facilmente a 12 ore. Allo stress si aggiunge un motivo di paura in più, perché il governo ha deciso di non mettere più in quarantena gli operatori sanitari che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di covid-19. La situazione non è omogenea in tutta la Lombardia. Ad esempio, in poche ore, stamattina 76 persone si sono presentate al pronto soccorso di Crema e altre 60 a Cremona, a Bergamo e Brescia i dati sono simili. A San Donato invece gli accessi sono stati solo 6. Il consigliere regionale Matteo Piloni fa notare che il disagio continua da ben prima dell’emergenza sanitaria e che manca la rete di medici di base, guardie mediche e distretti sanitari prevista stessa riforma sociosanitaria regionale ma non attuata. 

Nel mondo del lavoro la tensione è alta. Per l’Usb, Unione sindacale di base, il protocollo siglato ieri dal governo e da Cgil, Cisl e Uil è un “tradimento” dei lavoratori e delle lavoratrici, abbandonati alla mercé della pandemia. Il fermo generale della produzione, che doveva essere limitata solo alla filiera alimentare e alla farmaceutica, non c’è stato: sono state anzi concesse dai principali sindacati delle deroghe alla distanza minima di un metro fra gli addetti. Le minacce di sciopero, in alcune aziende del territorio cremonese, sono state fermate con toni duri dagli industriali. Il protocollo non fa altro che raccomandare turnazioni, pulizie giornaliere e sanificazioni periodiche, senza però indicare la frequenza. E lavorare in fabbriche come l’ex Ilva, in assenza di sanificazione e obbligo di dispositivi di sicurezza, per l’Usb è criminale.

Paolo Zignani

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