Cremona Anche oggi, secondo un aggiornamento del primo pomeriggio, si sono visti pochi ingressi di pazienti covid al pronto soccorso dell’ospedale maggiore di Cremona. Relativamente poche, infatti, sono 15 persone con il coronavirus rispetto a dati drammatici come l’afflusso di 140 contagiati in un solo giorno, nella fase più acuta dell’epidemia. Gli altri malati in ingresso sono ancora meno, solo 10. In medicina d’urgenza ci sono poi 27 pazienti colpiti dall’infezione; fra loro, 20 hanno bisogno di un trattamento di ventilazione. Nel complesso l’ospedale sta ancora migliorando, dopo la grave crisi di sovraffollamento, certo non ancora superata. Nei reparti, i degenti rimangono infatti assai numerosi, ancora poco meno di 500, dato che la guarigione richiede tempi lunghi. Oltretutto il covid-19 è una malattia che si associa a parecchi problemi collaterali. La speranza è che i molti ricoverati in terapia intensiva, dove i posti letto sono 52 (ed erano 8 prima dell’emergenza) migliorino e tornino in reparto. Rimane vivace intanto il dibattito politico, per le discussioni legate alle affermazioni del presidente della Regione Attilio Fontana; a suo dire la Lombardia, grazie all’autonomia, avrebbe potuto assumere migliaia di medici e infermieri in più per l’emergenza. Il consigliere dei 5 stelle Marco Degli Angeli contesta “l’impreparazione con cui l’emergenza è stata subìta e non affrontata”, anche perché l’autonomia sanitaria in Lombardia esiste ormai da mezzo secolo. La prima fase di decentramento sanitario regionale risale infatti alla legge Mariotti del ‘68, per poi trasferire definitivamente alle Regioni le funzioni sanitarie con i decreti del presidente della repubblica del ‘72 e ‘77. Nel ‘99 la riforma sanitaria ter ha ulteriormente rafforzato le competenze sanitarie della Regione e infine nel 2015 il presidente Maroni ha riorganizzato di nuovo la sanità, penalizzando gli ospedali pubblici a favore delle cliniche private.  Le misure restrittive intanto restano severe e i controlli delle forze dell’ordine si annunciano rigorosi, ma il prefetto conta sulla collaborazione dei cittadini.

Paolo Zignani

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