L’annuncio della Sima, Società italiana di medicina ambientale, che oggi ha fatto sapere che il coronavirus sars-cov-2 è stato ritrovato sul particolato, ovvero sulle polveri sottili, conferma i timori e le preoccupazioni delle associazioni della provincia di Cremona, dove le polveri da vent’anni superano i limiti di legge e dove durante l’epidemia la mortalità è notevolmente aumentata. Le analisi sono state eseguite su 34 campioni di PM10 prelevati nei siti industriali della provincia di Bergamo, raccolti con due diversi campionatori d’aria per un periodo continuativo di 3 settimane, dal 21 febbraio al 13 marzo. Lo studio è stato redatto da ricercatori delle università di Bari, Bologna, Trieste e Napoli e dimostra quindi la relazione tra la diffusione del covid-19 e l’inquinamento atmosferico. Proprio oggi Legambiente Lombardia ricorda che Cremona è fra i territori più colpiti dallo smog, assieme alle province di Lodi, Brescia e Bergamo, e che sarebbe necessario ridurre l’impatto di tutte le fonti inquinanti: trasporti, industria, riscaldamento e agricoltura. L’Arpa ha confermato da anni che le emissioni di ammoniaca, che provengono quasi totalmente dall’agricoltura, sono pericolose, perché si combinano con gli ossidi di azoto generati soprattutto dal traffico, ma anche dall’inceneritore, per formare sali d’ammonio, che compongono più della metà del particolato sottile che “galleggia” in atmosfera. La fase 2 dunque dovrebbe prevedere una riduzione delle polveri sottili, per evitare che le micro-goccioline infettate possano stabilizzarsi sulle polveri creando dei grappoli pericolosi. Di conseguenza Legambiente lancia un appello a tutti i sindaci delle province interessate, come Cremona, per chiedere un piano regionale e nazionale che fermi gli eccessi delle monoculture e degli allevamenti intensivi, trasferendo le risorse europee a beneficio della zootecnia e dell’agricoltura sostenibile. Il richiamo di Legambiente è di particolare interesse, dato che il territorio cremonese si è caratterizzato in senso opposto, investendo proprio sulle agroenergie, gli allevamenti intensivi e le monoculture.

-Paolo Zignani-

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