Il Pronto soccorso dell’ospedale di Cremona da diversi giorni è poco affollato: oggi alle 17 solo 11 pazienti in trattamento, senza alcun codice rosso, e 2 in attesa. A Crema invece i pazienti sono 25 e le persone in attesa ugualmente 2. Il coronavirus sembra perdere pericolosità, eppure l’attività ordinaria dell’ospedale maggiore tuttavia stenta a ripartire e diversi malati non covid vengono ancora trasferiti da Cremona ad altre strutture. Nel frattempo cresce la domanda di un chiarimento sulla particolare situazione del territorio cremonese. L’Ats di Cremona infatti ha chiesto, assieme all’Ats di Brescia, un finanziamento regionale per uno studio epidemiologico che indaghi sulle possibili correlazioni tra inquinamento atmosferico da polveri sottili e diffusione del contagio di covid-19. L’ipotesi su cui intende lavorare il professor Ricci, dell’Osservatorio epidemiologico dell’Ats cremonese, è che le polveri sottili contribuiscano a creare un quadro più grave di patologie da coronavirus. Il M5S sostiene la necessità di questo studio, come afferma il consigliere Marco Degli Angeli, allo scopo di “capire come affrontare o meglio come prevenire ipotesi future”, anche perché la provincia di Cremona risulta la più colpita d’Italia dall’epidemia in corso, con un contagiato ogni 73 abitanti, un’incidenza tripla rispetto a Milano, e nello stesso tempo vanta tristi primati di inquinamento atmosferico. Tra gli abitanti di Cremona e Comuni limitrofi, inoltre, i ricoveri in ospedale per malattie respiratorie sono più frequenti del 14% rispetto alla media provinciale. Si fa sempre più pressante intanto la richiesta dei sindaci e delle categorie economiche, perché l’Ats organizzi test sierologici a tappeto in provincia di Cremona: l’obiettivo è la mappatura del contagio e quindi la possibilità di attivare la ripresa delle attività produttive in modo sicuro. Solo domani, però, una volta arrivate le istruzioni operative della Regione, si potrà capire meglio come funzioneranno i test sierologici, che saranno effettuati da venerdì, a partire dagli operatori sanitari.

-Paolo Zignani-

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