Emozione e sofferenza. Sono questi i sentimenti che devono pervadere il cuore di Cinzia Trevisan, 51enne di Gossolengo, nel piacentino, mamma di 7 figli, che lo scorso 25 marzo si è laureata lingue e letterature straniere. A condividere con lei le gioia per questo traguardo non c’è però Giancarlo Piccoli, il marito, l’uomo che le è stato a fianco per 26 anni, strappato alla sua famiglia dal Coronavirus. È la stessa neo dottoressa a raccontare la sua storia sul portale Famiglie Numerose. Pagine di un’esistenza trascorsa serenamente, tra figli, Natali, compleanni, vacanze, estati. Hanno superato “le tonsilliti dei bambini, lo streptococco, la varicella, qualche piccolo infortunio.” Sempre insieme. Ma questo virus maledetto è stato troppo forte e Cinzia, quel nome, non riesce quasi a pronunciarlo. Alla fine di febbraio di quest’anno suo marito si è ammalato. “Aveva la febbre alta, poi la tosse. Influenza, dicevano i medici. Tranquilli, bisogna avere pazienza, non occorre fare il tampone per il coronavirus. Dopo dodici giorni di malattia, di notte, mio marito si è aggravato. Ho chiamato l’ambulanza, finalmente lo hanno portato in ospedale dove, dopo altri dodici giorni esatti, è morto. Ho visto per l’ultima volta Giancarlo il 10 marzo, giorno del compleanno suo e di nostra figlia Miriam. Lui compiva 53 anni, lei 23.” Cinzia e i suoi figli hanno pregato tanto, i quei giorni. “Non desideravo altro che il ritorno di mio marito, l’uomo con cui ho spesso litigato, di cui sapevo i punti deboli, a cui rinfacciavo i difetti. L’uomo che non smetterò mai di amare.” E pensando a lui, Cinzia, mettendo in parte per un attimo il dolore, ha trovato la forza di discutere la tesi, a tre giorni dal grande lutto. Lo ha fatto. Lo doveva a Giancarlo. Un grande insegnamento anche per i loro amati figli.

Foto da sito: “Famiglie Numerose”

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