Brescia. Sono sotto la lente anche in provincia di Brescia i decessi sospetti nelle case di riposo, nelle Rsa: i numeri dicono che nei soli mesi di febbraio e marzo si sono contati 1.600 decessi nelle 84 Residenze sanitarie assistenziali bresciane, più di 26 al giorno, ossia circa il 25 per cento del totale degli ospiti. A questo elenco mancano però i dati di altre 16 Rsa della Valcamonica. Con casi particolari, come quello di Verolanuova, dove in un mese e mezzo sono morti 49 anziani ospiti su 150 della casa di riposo “Gambara Tavelli”: una strage silenziosa, praticamente un morto al giorno. Non solo: è stato infettato anche un terzo del personale. Questo è lo specchio di quanto successo in tante case di riposo della Lombardia. Settimane drammatiche, caratterizzate da tante, troppe perdite. Molte delle quali sospette: c’è infatti chi ha chiesto di fare chiarezza su diverse morti sospette e la procura avrà ora il compito di verificare eventuali omissioni o negligenze nella gestione dei pazienti. Ora i fascicoli, pari agli esposti, sono aumentati considerevolmente e sono una settantina e alle tante domande cercherà di rispondere la Procura di Brescia, che ha affidato le indagini al Nas (il Nucleo antisofisticazioni dei carabinieri) con il supporto di Ats, l’Agenzia di tutela della salute. Anche queste inchieste sono conseguenza di esposti e denunce sia di privati cittadini che di associazioni (come il Codacons). Al momento nessuna persona risulterebbe indagata ma le verifiche sono tutt’altro che semplici, perché le morti non certificate covid sarebbero tantissime. Alcuni operatori e direttori sarebbero già stati convocati per essere sentiti, per spiegare come abbiano fronteggiato questa emergenza.

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