Ci sono 562 anziani in attesa di un posto letto in casa di riposo nel distretto sanitario di Cremona, fra i quali ben 363 in lista per essere ricoverati a Cremona Solidale, ancora chiusa e impossibilitata, dalla delibera regionale dell’8 marzo, ad accogliere nuovi ospiti. Ma questo è solo uno dei motivi che hanno indotto i capigruppo della maggioranza comunale – Enrico Manfredini, Roberto Poli e Lapo Pasquetti – a richiamare la Regione Lombardia a prendere provvedimenti per iniziare la fase 2 anche nel settore dell’assistenza. Le uniche disposizioni del Pirellone infatti hanno riguardato il blocco delle accettazioni, e il ricovero in condizioni di sicurezza dei malati di covid-19 dimessi dagli ospedali e in via di guarigione, all’interno di spazi senza contatto con gli anziani, con personale dedicato. Sinora infatti Cremona Solidale, azienda speciale del Comune, ha dovuto fare da sé, chiudendo le strutture sin dal 23 marzo. Ciononostante, la mortalità è aumentata del 165% nel primo trimestre di quest’anno rispetto al 2019, la metà rispetto al territorio provinciale. E in un primo momento, come molti altri istituti lombardi, ha dovuto farsi in casa un protocollo di sicurezza e acquistare i dispositivi di protezione, con una spesa di 220mila euro dopo un mese di emergenza, oltre a fare in autonomia i tamponi al personale e agli ospiti. Malgrado le porte chiuse ai visitatori, il covid-19 si diffondeva, rendendo impossibile l’accoglienza di altri malati infettivi, se non in un settore separato e distante. Di qui il primo no del consiglio d’amministrazione alla Regione, mentre l’Ats ogni settimana monitorava il numero di posti letto liberi per chiedere il ricovero di malati infettivi. I centri diurni e la riabilitazione, in via Zocco, sono ancora chiusi e non ci sono linee guida per la rimodulazione dei servizi sociosanitari. Inoltre l’osservatorio sulle case di riposo, chiesto da tutti i sindacati, non è mai stato convocato.

Paolo Zignani

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