Cremona. Alla vigilia dell’emergenza sanitaria, a metà febbraio, pochi giorni prima che si presentasse a Codogno il primo caso di coronavirus, il Comune di Cremona applicando le norme di legge metteva a bilancio per quest’anno un incasso di 23 milioni e 900mila euro di Imu, e nello stesso tempo disponeva di versare 4 milioni e 300mila euro allo Stato per il fondo nazionale di solidarietà fra Comuni. E’ un fondo gestito dallo Stato che viene composto dai versamenti dei Comuni virtuosi, come Cremona, a favore degli enti locali più indebitati. Non si tratta di debito, ma di minori entrate, sottratte all’incasso dell’Imu. Allora, in febbraio, Carlo Malvezzi protestava per l’incremento di alcune aliquote Imu, ad esempio per i lavoratori in affitto, mentre l’assessore Maurizio Manzi notava che ci sarebbero state ancora più agevolazioni. Ora però è Cremona tra le città più colpite d’Italia dall’emergenza, tant’è vero che domani il consiglio comunale, a distanza di mesi, riceverà comunicazione delle variazioni di bilancio fatte d’urgenza dalla giunta Galimberti in marzo e in aprile, per incassare i contributi straordinari della Banca d’Italia e le donazioni dei privati. L’assessore al bilancio, però, in un calcolo di poche settimane fa, verificava che per effetto della crisi sarebbero venuti meno 10 milioni, fra le entrate. Il Comune si aspetta 4 milioni di contributi straordinari dal governo, più altri 4 per le cinque province più colpite. Ci sono le minori spese, per le manifestazioni non effettuate, e la mensa scolastica chiusa, con 900mila euro non spesi, ma non basta. L’Anci ha già rimesso in discussione il fondo di solidarietà nazionale tra Comuni, e tra gli altri anche il rappresentante cremonese nell’Anci, il sindaco di Gerre Michel Marchi, apprezzerebbe che l’Imu restasse per intero sul territorio, per investimenti mirati allo sviluppo e una programmazione finalizzata ad aiutare il territorio a uscire dall’emergenza.

Paolo Zignani

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