Cremona L’Agenzia per la tutela della salute ha fermato l’aumento di produzione dell’acciaieria Arvedi, che sarebbe stato possibile grazie alla sostituzione del forno della linea 2, con modifica della linea di laminazione a caldo. Lo stop è contenuto nelle osservazioni firmate dal direttore dell’osservatorio epidemiologico Paolo Ricci e dal dirigente tecnico dell’unità operativa Salute Ambiente Caterina Silocchi, in sostituzione di un parere precedentemente emesso dall’Ats, e quindi trasmesse il 17 aprile all’amministrazione provinciale, che deciderà se procedere con la valutazione d’impatto ambientale. Attualmente il forno 2 ha una produttività di quasi due milioni e 200mila tonnellate di acciaio all’anno: con il nuovo impianto il forno arriverebbe a 736mila tonnellate in più ogni anno,. Già l’Arpa aveva osservato che, per controllare lo sviluppo di sostanze odorigene, peraltro più volte segnalate dagli abitanti della zona, sarebbe stato opportuno mantenere in efficienza i post-combustori, che trattano i gas rendendoli innocui per le persone. Il testo dell’Ats aggiunge che gli odori molesti hanno importanti ripercussioni sullo stato di salute della popolazione, causando nausea, vomito, cefalea e altre risposte del sistema nervoso sul piano emozionale. L’Ats prescrive poi di ridurre i rumori nell’area del centro abitato di Spinadesco più vicino all’industria siderurgica di via Acquaviva, con interventi migliorativi, e altre soluzioni aggiuntive a protezione degli abitanti di Cavatigozzi, i quali più volte hanno segnalato il disturbo. Arpa ha notato poi che la crescita della produttività avrebbe causato un incremento delle emissioni di fumo diffuso per il 22 – 23%. Gli edifici più esposti sono quelli di via Roma a Spinadesco. Quanto alle polveri, l’Ats tiene conto dei dati delle pm10 ma anche di una stima delle pm2,5, che possono fare da conduttore di altre molecole tossiche. Il profilo di salute degli abitanti di Spinadesco incide sulle valutazioni di Ats, dato che le broncopatie sono sopra la media, come anche la mortalità in generale, e anche per malattie respiratorie, per numero e gravità dei tumori e dello stesso tumore del polmone. Sarebbe ragionevole, per Ats, attribuire circa 5 morti all’anno alle polveri dell’acciaieria, oltre a 175 malati cronici. Via libera dunque alla sostituzione del forno, ma non all’aumento di produzione, visti gli effetti sulla salute.

Paolo Zignani

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