Le fibre ottiche di Daniel Buren, uno dei più importanti artisti viventi, ridisegnano e illuminano la sala delle Capriate di Palazzo della Ragione a Bergamo. Una mostra fortemente voluta dalla Galleria d’arte moderna e contemporanea che arriva al culmine di un percorso che ha visto il museo affrontare la pandemia, che a Bergamo è stata devastante, tessendo una relazione molto forte con la cittadinanza grazie al progetto di Radio GAMeC, segnalato anche dall’UNESCO. Alla presentazione della mostra “Illuminare lo spazio. Lavori in situ e situati” è intervenuto anche il sindaco di Bergamo Giorgio Gori. Nella grande sala, che già aveva ospitato i lavori di Jenny Holzer, le classiche trame del lavoro di Buren, da sempre alla ricerca di un grado zero della pittura e di relazioni specifiche con il luogo chiamato a ospitarlo, assumono una connotazione nuova, grazie all’utilizzo di fibra ottica: un materiale che, per così dire, è al tempo stesso oggetto e soggetto del lavoro, opera e fonte di luce per lo spazio. E’ un artista assolutamente attivo – ha aggiunto il direttore della GAMeC a proposito di Buren – attento e per certi aspetti ossessivo nel lavoro: molto puntuale, ne segue ogni passaggio, ogni fase dello sviluppo. E il fatto che non ci sia oggi , per ragioni palesi, il fatto che non ci sia è il segno evidente del contrario, ossia della volontà di esserci comunque, e questo comunque’ è una forza che abbiamo respirato e che secondo me si ripercuote all’interno del progetto”. Come un’architettura del pensiero, le fibre di Daniel Buren si prendono cura della Sala delle Capriate e si sente il loro desiderio di essere uno strumento per aiutare il luogo a pensare se stesso. Comunque, appunto, con una determinazione e una volontà d’arte che sembrano riflettere quelle della Bergamo che attraversa questo 2020 ancora così difficile da definire.

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