Cremona Di rimborsare gli abbonamenti ai pendolari che non hanno nemmeno potuto viaggiare durante l’emergenza sanitaria ancora non si ne parla. Tra le vicissitudini dei cremonesi, anche quella di chi ha fatto l’abbonamento mensile la mattina di domenica primo marzo, per poi ricevere comunicazione nel pomeriggio che l’azienda sospendeva il servizio. E trascorrono i mesi, mentre i pendolari della Mantova Cremona Milano si trovano privi del rimborso promesso in primavera. La Regione critica lo Stato, perché la conversione in legge del decreto Rilancio, che prevede i rimborsi, si fa desiderare. Matteo Casoni dell’associazione InOrario nota che gli abbonamenti sono pagati a Trenord, non allo Stato, ma intanto si aspetta e si viaggia con qualche preoccupazione per agosto e settembre. Nelle ultime due settimane infatti si è verificata una maggiore frequenza degli incidenti agli scambi e ai mezzi. I pendolari delle ferrovie sono per ora ridotti a un terzo del totale; ma l’80% dei lavoratori rimasti a casa ha però il contratto a tempo indeterminato, perché lo smart working è raro, quindi alla ripresa dell’attività ordinaria delle aziende il rischio è che, perdurando le norme sul distanziamento sociale, con i passeggeri a un metro l’uno dall’altro, non ci sia posto sui treni, peraltro ancora ridotti di numero. Fra i diretti, il più frequentato, il Milano Cremona delle 20.20 dalla Centrale non è più stato riattivato, e si teme che venga cancellato definitivamente. Fra i treni locali la metà è stata soppressa, col rischio quindi di un notevole aumento del traffico su strada, al momento della totale riapertura delle aziende. Il banco di prova, però, conclude Matteo Casoni, è atteso alla riapertura delle scuole in settembre. Per ora si viaggia ancora in mascherina e a distanza, sperando che l’aria condizionata continui a funzionare meglio che in passato.

Paolo Zignani

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