Il comitato “Verità e giustizia” di Crema protesta contro il provvedimento di cassa integrazione disposta dalla casa di riposo Fondazione Benefattori Cremaschi nei confronti di decine di lavoratori, gli stessi tanto elogiati durante l’emergenza sanitaria. La retorica sugli eroi del covid, ovvero sul personale infermieristico e ausiliario, è stata seguita dalla cassa integrazione. Le case di riposo sono state chiuse pochi giorni dopo l’inizio dell’emergenza, la Regione ha sospeso dall’8 marzo il ricovero di nuovi ospiti che non fossero malati lievi di covid dimessi dagli ospedali, e i posti letto sono rimasti in buona parte vuoti, con i bilanci in rosso. Così alla Fondazione Benefattori cremaschi è scattata la cassa integrazione per 30 dipendenti su 400, da un minimo di 4 a un massimo di 17 giorni. Il Comitato verità e giustizia ospiti Rsa Crema”, che fa riferimento ad Antonio Macrì, ha emesso ieri sera un comunicato per esprimere solidarietà ai cassintegrati, “spiace – affermano – che il personale che tanto si è adoperato in prima linea durante l’emergenza venga costretto a tale trattamento”. L’obbligo etico di aiutare chi soffre si è trasformato in “obbligo etico di contenimento dei loro costi”. La fondazione presieduta da Bianca Baruelli in una nota rivendica invece la capacità di attenuare la crisi economica con i ricoveri di pazienti covid nella struttura di via Kennedy, lontano dalla Rsa di via Zurla, scelta che ha consentito di far lavorare tutti i dipendenti. Si tratta proprio del reparto San Gabriele, creato dalla Fondazione per rispondere alle esigenze della Regione, cioè curare i malati di covid, scelta criticata dallo stesso comitato verità e giustizia, formatosi tra i parenti degli anziani ospiti allo scopo di far luce sui numerosi decessi.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata