Cremona. Una delle principali caratteristiche delle imprese della provincia di Cremona, gran numero di attività assai diverse tra loro, ha evitato che i dati economici del secondo trimestre di quest’anno fossero ancora più negativi, a causa del lungo periodo di chiusura forzata per emergenza sanitaria. Lo sottolinea la Camera di commercio nella sua analisi congiunturale, resa nota stamattina, che comprende i dati forniti da 131 aziende manifatturiere, 62 industriali e 69 artigianali. La produzione industriale cala del 3,9% fra maggio e giugno e del 13% rispetto all’anno scorso. L’artigianato va peggio, perdendo il 18% in un anno e il 7,6 in tre mesi, mettendo già in chiara luce le due velocità della crisi. Rispetto all’anno di riferimento 2015, quando gli effetti negativi della crisi del 2009 erano superati, l’industria ha visto arretrare la produzione di 6 punti e l’artigianato di 10. Gli indicatori sono quelli tradizionali di Unioncamere, che comprendono anche il fatturato, che vede gli artigiani perdere in media il 22% in un anno e il 13 nel trimestre, mentre l’occupazione inizia già a soffrire, con una perdita dello 0,9 fra maggio e giugno. Reggono ben di più i posti di lavoro nell’industria, grazie al sostegno pubblico e il blocco dei licenziamenti: solo meno 0,6% nel secondo trimestre. Tiene in particolare l’export industriale, che in provincia subisce solo una limatura (meno 1,6), per chi può permettersi di esportare, mentre crollano gli ordinativi sul mercato italiano, meno 12%. Si registra inoltre una crescita enorme, com’era prevedibile, della cassa integrazione: più 70%. Le aspettative delle imprese, inevitabilmente, sono legate al variare dello stato d’emergenza ancora in corso.

Paolo Zignani

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata