Cremona “A noi sono stati donati solo beni materiali: nessun versamento in denaro” ha precisato oggi l’ospedale di Cremona, per sottolineare di non aver ricevuto soldi dalla onlus “Uniti per la provincia di Cremona”, ente benefico che aveva in Renato Crotti, della Fondazione Arvedi, il suo “gestore di fatto”, come lo hanno definito gli inquirenti. L’ospedale ha ricordato di aver ricevuto soltanto materiali in donazione, come i 2 ventilatori polmonari Evita V500, oltre a 15 letti per terapia intensiva, di cui 7 per l’ospedale maggiore di Cremona e 8 per il presidio Oglio Po di Casalmaggiore, e 132 letti di degenza ordinaria per entrambi i presìdi, per un valore complessivo di circa 540mila euro. Come siano stati usati i 4 milioni raccolti dalla onlus non è ancora del tutto chiarito, per quanto sia vero che varie volte nelle delibere dell’azienda socio sanitaria territoriale di Cremona è stato fatto riferimento a donazioni di privati. Lo stesso discorso vale per l’ospedale di Crema, che ha acquistato dispositivi di protezione individuale offerti da donatori privati. Oggi stesso l’ospedale di Crema ha provveduto all’ acquisto urgente di guanti in lattice con utilizzo di donazioni, il 10 aprile risulta aver ricevuto un contributo di 936mila euro, il 12 maggio ne ha ricevuto uno di 103mila, poi altri contributi per decine di migliaia di euro successivamente. Quel che ha suscitato scandalo sono i 78mila euro che, secondo l’accusa della Procura di Cremona, sarebbero finiti nelle mani sbagliate. Renato Crotti, di 53 anni, avrebbe inviato dei bonifici a Cristiano Bozzoli, 42 anni, titolare di un’impresa individuale che vendeva stufe, con sede a Borghetto Lodigiano in via Saragat 51, dove si trova una villetta in un quartiere residenziale, sul cui campanello appare il nome di due sue parenti. Altri soldi sono stati inviati per bonifico ad Attilio Mazzetti, gestore di bar e discoteche. Don Alberto Mangili, legato a Comunione e liberazione, presidente della cooperativa Eco Company, sarebbe stato d’accordo sull’operazione, che consisteva in una distrazione di fondi con una fornitura di pasti caldi forniti da Bozzoli, ma che nessuno ha mai cucinato né consegnato. Truffa, riciclaggio e appropriazione indebita le accuse.

Paolo Zignani

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