Stanno emergendo dettagli importanti circa l’intricato giro d’affari e modus operandi dell’organizzazione criminale dedita ai furti di merci dal magazzino Sda di Monticelli d’Ongina, nel piacentino, sgominata nei giorni scorsi dai carabinieri. Sono infatti iniziati gli interrogatori per le prime 14 persone, delle 37 arrestate nell’ambito dell’operazione “Stealing job”, che ha portato, tra l’altro, alla denuncia di altre 94. Il gruppo,  composto per lo più da dipendenti della cooperativa Elpe, dal 2017, anno in cui sono iniziate le indagini, sarebbe entrato in possesso prodotti elettronici di vario genere, capi di abbigliamento delle più prestigiose firme per un valore stimato in una decina di milioni di euro. Dalla sede di Monticelli la merce usciva ed era già pronta per essere piazzata e rivenduta a commercianti compiacenti. Al vertice dell’organizzazione, molto rigida e attenta ad ogni minimo dettaglio, figura Diego Accardo, 57 anni che si trova in carcere, a Piacenza, insieme alla moglie, al figlio 27enne, al nipote e al fratello. I 5, facenti parte del cosiddetto gruppo dei “Siciliani”, hanno risposto alle domande del giudice e hanno fornito una propria versione dei fatti. La difesa ha chiesto per loro la remissione in libertà. Interrogato anche Roberto Stamera, secondo la Procura, non partecipava ai furti ma forniva il proprio contributo nella fase finale della ricettazione, godendo di particolare fiducia da parte di Diego Accardi che in varie occasioni gli concedeva di trattenere la merce a credito. Gheorghe Balasa è invece accusato di essere il ricettatore della merce rubata. Per la Procura di Piacenza, i boss del gruppo dei “calabresi” sarebbero invece Carmine Pascale, poi arrestato e successivamente Nicola Dattilo. Nella banda non mancava la violenza. Chi sgarrava subiva delle vere e proprie ritorsioni.

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