Il mondo della liuteria viene periodicamente sconvolto da tempeste di post e di commenti per poi riacquietarsi nella propria frammentarietà, come nella prima decade di luglio. Tre settimane fa un liutaio ha rilanciato il dibattito, ricordando che in passato il mercato cremonese degli strumenti ad arco, è stato depresso a lungo dall’invasione di strumenti a bassissimo costo, non certo dal covid, pesante per gli effetti sull’economia, ma durato tre mesi, per il periodo più difficile. L’Unesco contribuisce con un milione di euro al “saper fare liutario” di Cremona, tuttavia difficile da organizzare. Critiche sono state sollevate negli anni scorsi dall’Anlai, che chiedeva un sistema di certificazione di qualità valido per tutti. Non esiste però un protocollo universale per fare un violino: il valore lo decide il mercato. L’uniformità non è stata mai raggiunta, malgrado il Consorzio e il distretto della liuteria e l’impegno del sindaco Galimberti, e le stesse rappresentanze organizzate, presenti nel distretto della liuteria, non riescono a parlare a nome di tutti. Su 160 botteghe circa, che qualche anno fa davano lavoro anche a un indotto considerevole, 90 restano al di fuori delle rappresentanze organizzate, come Primo Pistoni, liutaio con laboratorio nel quartiere Bagnara, che ha trascorso il lockdown al lavoro, senza però poter vendere, malgrado gli ordini pronti.

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