La presenza delle organizzazioni mafiose al nord è salda, come conferma l’esito di due operazioni avvenute in 24 ore. Nella prima, sono 33 gli ordini di custodia cautelare emessi dal gip del Tribunale di Venezia, su richiesta della locale Dda, nei confronti di altrettanti indagati accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, estorsione, rapina, usura, ricettazione, riciclaggio, turbata libertà degli incanti, furto aggravato, favoreggiamento, violazione delle leggi sulle armi, con le aggravanti mafiose. I provvedimenti scaturiscono da un’attività investigativa del Ros per accertare la presenza, in Veneto, di strutture ‘ndranghetiste. Oltre cento le persone raggiunte da avvisi di garanzia.  Gli arresti sono stati eseguiti in Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Calabria. Sono state notificate olter cento informazioni di garanzia e sono stati disposti numerose perquisizioni e sequestri di beni, mobili e immobili, per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro. Ieri invece al termine di un’indagine della Dda su alcune frodi all’Iva nel settore dei metalli è emerso che una persona inserita in una cosca mafiosa ha ottenuto contributi a fondo perduto e voleva beneficiare anche di quelli per le imprese per l’emergenza Covid-19. Otto persone sono state arrestate a Milano, accusate di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale aggravata dal metodo mafioso, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni e bancarotta. Sono stati sequestrati beni, tra cui aziende e disponibilità finanziarie, per 7,5 milioni di euro. Contestato l’autoriciclaggio per mezzo milione di euro attraverso conti in Inghilterra e Bulgaria. L’inchiesta ha svelato “una complessa frode all’Iva nel settore del commercio di acciaio” con fatture false e attraverso società “cartiere” e “filtro”, anche all’estero, intestate a prestanome. Le imprese erano di fatto gestite da affiliati al clan che fa capo a Lino Greco, una “cosca federata” a quella di Cutro che fa capo a Grande Aracri.

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