La “paralisi economica” provocata dalla pandemia di coronavirus può aprire alle mafie “prospettive di arricchimento ed espansione paragonabili a ritmi di crescita che può offrire solo un contesto post-bellico”. E’ l’allarme contenuto nella Relazione semestrale della Dia inviata al Parlamento nella quale un intero capitolo è dedicato proprio all’emergenza Covid. Il rischio è che le mafie allarghino il loro ruolo di “player affidabili ed efficaci”, mettendo le mani anche su aziende di medie e grandi dimensioni in crisi di liquidità. Diversi i settori a rischio indicati dalla Dia. Quello sanitario, innanzitutto, “appetibile” sia per le enormi risorse che saranno a disposizione sia per il controllo sociale che può garantire. Poi ci sono il turismo, la ristorazione e i servizi connessi alla persona, i più colpiti dal Covid, dove la “diffusa mancanza di liquidità espone molti commercianti all’usura”. E, ancora, i fondi che verranno stanziati per il potenziamento di opere e infrastrutture “anche digitali. Nella relazione viene evidenziato il grande nodo della corruzione nella Pubblica amministrazione che a portato, ad oggi allo scioglimento, in tutt’Italia, di 51 Enti locali per infiltrazioni mafiose, un numero che non è mai stato così alto dal 1991, anno di introduzione della normativa relativa. L’infiltrazione negli Enti locali, dicono gli analisti, “si conferma come irrinunciabile” per le organizzazioni criminali e, soprattutto nelle regioni del Nord, attrae decine di professionisti e imprenditori. Una panoramica preoccupante sulla situazione delle infiltrazioni mafiose riguarda in particolare la provincia di Brescia, cuore pulsante dell’economia lombarda. Qui si concentrano grosso interessi malavitosi. A Brescia solo l’altro giorno è stata chiusa l’inchiesta leonessa condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Brescia, con decine di arresti dal settembre 2019 per infiltrazioni mafiose e fatture false e corruzione. 113 i soggetti cui è stata notificata la chiusura delle indagini.  Il ruolo di contatto era giocato da un 55enne imprenditore bresciano, ora in carcere a Voghera. Una settimana fa invece, venivano sequestrati beni per di 15 milioni di euro sono dalla Dia di Caltanissetta a Rosario Marchese, 32enne imprenditore di Caltagirone (Catania) residente a Lonato del Garda, ritenuto contiguo ai clan mafiosi della Stidda e dei Rinzivillo di Gela.

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