Lombardia sotto la lente dei ricercatori dell’Ospedale Niguarda di Milano e della Fondazione San Matteo di Pavia. Un oggetto preciso: le sequenze genomiche virali del Sars Cov 2 per capire cosa è successo nella regione più colpita d’Italia e soprattutto come orientare interventi futuri. Si tratta dello studio più ampio finora condotto sulle le sequenze genomiche virali da circa 350 pazienti, provenienti da aree diverse della regione. Come ha spiegato il responsabile scientifico Carlo Federico Perno, Direttore della Medicina di Laboratorio del Niguarda, i dati raccolti mostrano che il virus è entrato in Lombardia prima di quel che si pensasse e, soprattutto, lo ha fatto con assalti multipli e concentrici di ceppi virali diversi, in luoghi diversi ma in tempi molto vicini. L’ingresso del virus non è diretto dalla Cina ma mediato da una fase Europea. L’analisi comparativa dei genomi virali derivati da tamponi raccolti dal 22 febbraio al 4 aprile 2020, fa risalire l’ingresso di SARS-CoV-2 in Lombardia verso la seconda metà di gennaio. Il dato è corroborato dalla valutazione della sieroprevalenza di anticorpi neutralizzanti contro SARS-CoV-2 nei donatori di sangue della Zona Rossa di Lodi che ha identificato 5 soggetti sieropositivi nel periodo tra il 12 e il 17 febbraio 2020. Tenendo conto che gli anticorpi neutralizzanti si sviluppano circa 3-4 settimane dopo l’infezione, questi dati dimostrano la presenza del virus a partire dalla seconda metà di gennaio 2020. E’ stato possibile identificare 2 maggiori catene di trasmissione virale, circolanti in modo preponderante in due diversi territori municipali lombardi. La catena di trasmissione A, caratterizzata da 131 sequenze, si è diffusa principalmente nel nord della Lombardia a partire dal 24 gennaio, con Bergamo e i territori adiacenti (es. Alzano e Nembro). La catena B, composta da 211 sequenze, più variabile, ha caratterizzato l’epidemia del sud della Lombardia almeno a partire dal 27 gennaio, in particolare con le province di Lodi e Cremona.  E’ dunque possibile che la circolazione silente, multipla e simultanea di ceppi diversi, possa aver creato una vera tempesta virale in una regione così densamente popolata, come la Lombardia, rendendo difficili gli interventi di contenimento.

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