I pazienti che si sono rivolti in questi ultimi giorni al Centro unificato di prenotazione degli ospedali di Cremona e di Cremona, chiedendo l’appuntamento per un ecodoppler, si sono trovati di fronte a tempi lunghi, di un mese e più, malgrado l’urgenza relativa indicata dal medico di base. In questi casi dopo tre giorni l’urgenza scade, e sono malati di 70 o 80 anni, con problemi di circolazione sanguigna. Altri hanno chiesto un piccolo intervento chirurgico, come una signora di Crema, che non è più in grado di camminare: anche lei è stata inviata in una casa di cura convenzionata. Altri ancora temono di avere un tumore al colon e vogliono fare un esame, senza potersi avvalere però dell’ospedale. L’elogio della sanità pubblica, visti i risultati della pandemia, si ripete continuamente di questi tempi, ma il pubblico è costretto a delegare al privato, per mancanza di personale e di mezzi, in seguito alle scelte della Regione Lombardia e dei governi. La politica, in compenso, a Cremona e Crema, discute solo di futuribili nuovi ospedali. Affiorano voci, però, come quella di Piergiuseppe Bettenzoli, di Rifondazione comunista, che sostengono ben altro tipo di investimenti, per potenziare le attività di prevenzione e di cura sul territorio, valorizzando i lavoratori della sanità pubblica. 

 

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