Era arrivata dopo 40 anni la sentenza storica per la strage di piazza della Loggia. Una sentenza che ha messo in luce le responsabilità dell’estrema destra e anche di alcuni apparati dello Stato. Oggi la sentenza di condanna all’ergastolo che aveva raggiunto Maurizio Tramonte potrebbe essere annullata, o meglio è la richiest che arriva dai legali dell’ex informatore dei servizi segreti che ora si trova in carcere dopo la conferma della condanna in Cassazione, che hanno depositato presso gli uffici della Corte d’Appello di Venezia una richiesta di revisione del processo. Insieme a Tramonte era stato condannato all’ergastolo il medico veneziano Carlo Maria Maggi ritenuto il mandante della strage. L’uomo, appartenente alla formazione di estrema destra Ordine Nuovo, è morto nel 2018. A supporto della richiesta di revisione del processo, secondo gli avvocati di Tramonti, ci sarebbe la messa in discussione della partecipazione dell’assistito sul luogo della strage il 28 maggio 1974. La prova della presenza di Tramonte infatti era basata sulla testimonianza di un ex compagno di cella dell’eversore di estrema destra, Vincenzo Arrigo, che raccontò che lo stesso Tramonte si era indicato in una foto che riproduceva la scena della strage. Sulla base di questa dichiarazione, fatta da un uomo che aveva dei precedenti per calunnia e che ora è deceduto, si determinò la direzione del processo. I legali insistono su questo punto per rimescolare le carte e produrre nuove prove per la revisione, alla luce di quelle che ritengono anche delle illegittimità nello svolgimento del processo, senza esitare ad appellarsi anche alla Corte Europea dei Diritti dell’uomo. l’avvocato palermitano Baldassarre Laurìa insieme con l’avvocato Pardo Cellini ha depositato l’istanza di revisione per “Fonte Tritone“in un atto di 50 pagine, con altre duemila di allegati, convinto di poter ribaltare la sentenza. Secondo Manlio Milani, presidente dell’associazione dei famigliari delle vittime della Strage di Piazza della Loggia, la difesa basa la sua lettura degli avvenimenti a partire dalla convinzione che il processo contro Tramonte sia stato fortemente influenzato dal clima politico e dall’esigenza dopo 40 anni di avere un colpevole. In realtà, afferma Milani, si è trattato di un lungo e scrupoloso lavoro per far venire a galla la verità su quel momento e sulla strage che rientra nella strategia della tensione di quegli anni. Tuttavia, afferma Milani, la giustizia farà il suo corso.

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