A Piacenza l’inchiesta Odysseus della Guardia di Finanza, che ha portato all’arresto, per spaccio e altri gravi reati, di sei carabinieri che prestavano servizio alla caserma Levante, poi posta sotto sequestro, ha portato a nuovi indagati e ancora si alterneranno in aula le audizioni dei testimoni, tra cui probabilmente anche appartenenti all’Arma dei carabinieri, come il maggiore Rocco Papaleo, della compagnia di Cremona e un tempo in servizio a Piacenza, e l’ex comandante provinciale Michele Piras.  Proprio dal maggiore Papaleo erano partite le segnalazioni sulla attività all’interno della caserma Levante, che hanno poi fatto partire l’inchiesta sui crimini commessi dagli stessi militari. Crimini che hanno scosso la comunità, l’Arma e l’opinione pubblica per la gravità dell’abuso di potere che in via Caccialupo era diventata un modus operandi, secondo le accuse. Sentiti dagli inquirenti numerosi testimoni tra cui anche le vittime del sistema criminale in atto, come spacciatori o cittadini arrestati ingiustamente, e alcuni degli accusati. Mentre si lavora alla ricostruzione del puzzle, nulla trapela dal lavoro della Procura che sta accertando le dichiarazioni raccolte e verificando le testimonianze. In alcuni casi i racconti apparsi sulla stampa non sembrano combaciare con quanto affermato davanti dai testimoni interrgati dai giudici. Si cerca di capire anche e soprattutto chi fosse a conoscenza di quanto accadeva e del sistema di potere criminale che da tempo dettava legge nella caserma, ben nascosto dietro l’uniforme dell’Arma. Già sentito per quattro ore, un lungo interrogatorio, il maggiore Stefano Bezzeccheri, indagato per abuso di ufficio, che potrebbe aver collaborato con la procura, facendo luce su alcune dinamiche interne. Intanto da quanto scritto dal giudice Milani «numerosi sono i riscontri dell’ipotesi accusatoria, secondo la quale i due militari di grado superiore (Bezzeccheri e l’ex comandante della stazione Levante, il maresciallo Marco Orlando) erano conoscenza delle irregolarità compiute dai carabinieri loro sottoposti e consapevolmente non erano mai intervenuti per reprimerle». I magistrati vogliono capire in che misura ciò che avveniva alla Levante era conosciuto e tollerato.

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