Passi avanti nell’indagine sui crimini commessi alla caserma dei carabinieri Levante di Piacenza, con l’interrogatorio del militare Daniele Giardino dal carcere in cui si trova detenuto. Davanti al pm Giardino ha deciso di rompere il silenzio e rispondere alle domande del giudice per chiarire la sua posizione, come ha spiegato il suo avvocato, Daniele Pezza.  A suo carico ci sono ben 17 episodi legati allo spaccio di droga e nonostante la decisione di non collaborare con gli inquirenti, mantenuta fino a ieri, ora la svolta. Deve chiarire ciò che gli viene contestato, in particolare in relazione ad alcuni episodi che lo vedono, insieme ad altri, al vertice della gestione di importanti quantità di droga. Secondo l’accusa avrebbe custodito nella sua abitazione la droga ma sarebbe stato anche il tramite per il trasporto di stupefacenti dal milanese e dello smistamento a favore di diversi spacciatori coinvolti nel giro della Levante. In particolare il 21 febbraio secondo gli inquirenti avrebbe traportato 9 chili di droga, tra hashish e marijuana dal milanese, mentre con il padre Matteo, finito in carcere, sempre da Milano il 9 marzo aveva trasportato 2 chili di marijuana, e ancora il 19 marzo 2020,  altri 3,2 chilogrammi di marijuana da Vigano, sempre nel milanese, per poi affidarne una parte all’appuntato Giuseppe Montella per lo spaccio.  Importante tassello del quadro, Giardino rappresenta per gli inquirenti uno dei vertici del sistema criminale individuato nell’operaizone Odysseus, insieme a Montella e a Tiziano Gherardi; sistema che ha visto coinvolti una decina di militari operativi in via Caccialupo, di cui 5 finiti in carcere, e oltre una decina di spacciatori. Per Giardino la misura cautelare era stata decisa deal giudice per le indagini preliminari proprio per lo spessore criminale rilevato dalle indagini a suo carico. Davanti al sostituto procuratore Matteo Centini Giardino ha quindi deciso di parlare e questo potrà portare ad un importante ricostruzione dei fatti. Intanto nei giorni scorsi è stato respinto dai giudici del Tribunale di Bologna il ricorso presentato dall’avvocato Pezza per gli assistiti Alex Giardino e Zin el Abidine Jamai Masroure, che restano in carcere per detenzione ai fini di spaccio e che verranno con tutta probabilità sentiti nei prossimi giorni.

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