Cremona Un brivido di paura ha attraversato il consiglio comunale ieri pomeriggio, quando i cittadini di Cavatigozzi hanno innalzato il loro striscione, più grande di quello esposto in cortile Federico II nell’ultima riunione. E non sarà l’ultimo, dato che i cittadini vogliono portare i problemi ambientali di Cavatigozzi al centro del dibattito politico, per il rumore delle attività del gruppo industriale Arvedi, oltre che per le polveri, i fumi e il caos del traffico di mezzi pesanti. Il pacifico gesto di ribellione preoccupa il centrosinistra, così come l’imprevisto ingresso del consigliere regionale Marco Degli Angeli. Dopo l’approvazione all’unanimità dell’ordine del giorno di Luca Nolli ora i cittadini, che hanno visto il gruppo siderurgico ampliarsi enormemente negli ultimi vent’anni, come dimostrano queste immagini dall’alto, si aspettano che il programma ambientale si realizzi, con lo spostamento del parco rottami, un’insonorizzazione efficace per il tubificio, finora escluso dal piano di risanamento acustico, e un contributo di 30mila euro per l’insonorizzazione delle case invase dai decibel giorno e notte. La tumultuosa espansione del gruppo siderurgico è stata favorita dal Comune di Cremona che da due anni nemmeno riunisce l’osservatorio e ora gli cambia nome, chiamandolo “attività metallurgiche”, sicché gli abitanti da oggi vogliono che si discuta anche del tubificio, dopo due anni di proteste e silenzio amministrativo, mentre la lotta ecologista contro l’inquinamento della Cava dura da almeno 12 anni, quando il Comune favorì il raddoppio dell’acciaieria. La protesta ha costretto il consiglio comunale a destarsi dall’oltretomba, e ha considerare per la prima volta, almeno a parole, come si vive a Cavatigozzi, assediati da industrie e discariche, Tir e treni merci, incidenti, incendi e pericoli senza nemmeno un piano d’emergenza, mentre di notte spesso non si può dormire, e nemmeno è possibile trasferirsi, perché le case perdono continuamente valore. L’assessore Pasquali, messa alle strette, ha promesso la convocazione dell’osservatorio per lunedì 19 ottobre.

Paolo Zignani

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