Cremona Da quando è stata aperta l’attività del deposito rottami dell’acciaieria Arvedi in via Acquaviva, alcuni cittadini, che fanno parte del comitato di quartiere di Cavatigozzi e delle associazioni ambientaliste, hanno incaricato l’avvocata Cristina Mandelli di presentare domande e richieste di documenti alle istituzioni, per capire quali fossero le scelte strategiche. Dall’analisi dei documenti sono risultate alcune sorprese. Fra tutte, spicca il fatto che il deposito di inerti dell’acciaieria, che si estende per 74.800 metri quadrati fra via Bastida e via Riglio, è di proprietà del demanio idroviario, gestita dall’azienda dei porti Cremona Mantova, soppressa nel 2006. Il canone annuo è di 113mila euro. La stessa area era stata concessa a Centropadane, fino al 2010, per il cantiere del terzo ponte, mai costruito. Pochi mesi prima del settembre 2012, quand’è stato approvato il progetto definitivo di Centropadane, l’ente Provincia concedeva il terreno per 15 anni al tubificio. Era il rappresentante legale del tubificio, Mario Caldonazzo, a firmare la concessione, riferendosi però alla richiesta dell’acciaieria, del febbraio 2012. E l’avvocata Mandelli ha notato che il tubificio non tratta rifiuti, mentre l’acciaieria li tratta. Soprattutto, inoltre, una delibera della giunta regionale del 6 agosto 2008, la numero 7.968, riporta le regole generali per le concessioni. Il punto 12 stabilisce che le zone demaniali “devono essere adibite a soddisfare bisogni collettivi o di pubblico interesse attraverso l’uso pubblico indiscriminato”. Grande è dunque la perplessità dei cittadini e delle associazioni, perché il terreno è stato dato a un’industria privata che lo utilizza in modo ben diverso. Il punto 11 del regolamento chiarisce anche che i terreni demaniali devono avere un uso di interesse pubblico o collettivo, ad esempio per la navigazione, la pesca, la balneazione, la passeggiata a piedi e l’attività ciclistica.


Paolo Zignani

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