Cremona Era il 4 luglio del 2018, due anni e tre mesi fa, quando l’Osservatorio Tamoil del Comune di Cremona si è riunito l’ultima volta. Da allora il Comune è assente, tanto da non assistere nemmeno, con la presenza di un proprio funzionario, alle operazioni di monitoraggio compiute autonomamente dalla canottieri Bissolati. E’ una verifica della quale la Bissolati ha bisogno, per conoscere in quale misura i gas e fluidi provenienti dall’ex raffineria siano ancora presenti nel proprio sottosuolo. Le analisi che l’Arpa compie ogni tre mesi prelevando campioni di terreno dai pozzetti non sono infatti sufficienti a stabilire quale sia la reale situzione dell’inquinamento, che era stato già accertato nel 2011. E l’Arpa, a propria volta, non è stata presente alle operazioni compiute dalla società sportiva, la quale, da quanto è trapelato, avrebbe riscontrato uno stato di fatto tutt’altro che rassicurante. Di conseguenza la Bissolati ha dovuto rivolgersi al tribunale, con un’istanza sostenuta dai legali Gian Pietro Gennari e Claudio Tampelli, per chiedere un accertamento tecnico preventivo sullo stato della falda e del terreno, indispensabile per poter procedere con la causa civile di risarcimento danni contro la compagnia petrolifera libica. E’ l’effetto del processo penale: i protagonisti sono gli stessi, come il geologo Gianni Porto, consulente delle analisi compiute dalla BIssolati e già al fianco del radicale Gino Ruggeri, che aveva presentato denuncia come cittadino al posto del Comune di Cremona. Un altro radicale, Sergio Ravelli, parte civile nel processo, sollecita ora al Comune e all’assessore Simona Pasquale l’urgente convocazione dell’Osservatorio, unico strumento di confronto con il colosso del petrolio, allo scopo anche di dare trasparenza pubblica.–

Paolo Zignani

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