Fu un sequestro terroristico quello messo in atto da Ousseynou Sy, l’autista che lo scorso anno a marzo  sequestrò un autobus con a bordo una scolaresca  di 50 alunni di una scuola di Vailate, nel cremasco, accompagnata da due insegnanti e una bidella, e che poi diede alle fiamme il mezzo a San Donato Milanese, dopo essere stato bloccato dai carabinieri  grazie alla prontezza proprio di alcuni studenti.  Le motivazioni alla sentenza che ha condannato, il 15 luglio scorso, Sy a 24 anni di carcere ripercorre la formulazione dell’imputazione passata da semplice sequestro in sequestro a scopo terroristico proprio per la volontà insita nel gesto dell’uomo di portare avanti un’azione eclatante con lo scopo di influenzare i poteri pubblici e la popolazione sulla tematica dell’accoglimento degli stranieri nel nostro Paese e contro i respingimenti.  La finalità ha portato l’autista a pensare, pianificare la sua azione e a programmarla, infine ad attuarla. Le motivazioni  dei giudici alla sentenza riportano in particolare che il sequestro “era stato ideato come diretto ad un numero elevato di vittime, individuate in modo indiscriminato, reclutate fra una fascia debole della popolazione, minacciate in modo gravissimo nella loro integrità fisica”. La prima Corte d’Assise di Milano, riferendosi ad Oussaynou SY afferma anche che “la sua condotta aveva messo concretamente in pericolo non solo le persone sequestrate, ma anche un numero molto più ampio di cittadini, componenti delle Forze dell’Ordine ed utenti della strada” Quindi secondo i magistrati quello che successe il 20 marzo scorso fu un’azione dimostrativa d’impatto e coerente con lo scopo prefissato  di influenzare la politca migratoria e l’opinione pubblica. La finalità di terrorismo prescinde quindi dalla volontà effettiva dell’uomo di uccidere gli ostaggi o di dare fuoco al mezzo ma è invece contenuta in toto nello scopo dell’azione dimostrativa. Oltre a quest’imputazione Sy ha risposto anche di incendio, lesioni e strage aggravata dal terrorismo.

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