Cremona Da mesi i cittadini attendono la piena ripresa dell’attività ordinaria dell’ospedale maggiore. Da fine agosto, quando i drammi del covid sembravano lontani, i disagi persistono: allora chi voleva prenotare una visita geriatrica otteneva solo dinieghi. All’ ospedale il geriatra non c’è, al San Camillo non è previsto, alle Figlie c’è ma solo a pagamento fino a novembre. Una signora così si è rivolta all’ ospedale di Brescia. Casi simili sono tanti e anche più gravi. Un cremonese malato di tumore, in stato di metastasi, non ha trovato alcun oncologo per diverse settimane, prima di potersi curare a Milano. Per un semplice elettrocardiogramma un giovane soresinese ha dovuto presentarsi al Pronto soccorso, trovando comunque tutta l’assistenza necessaria mentre una signora di Cremona, per una mammografia, ha aspettato sette mesi. Dal passaparola i casi di lunghe attese simili sono stati numerosi e le telefonate di prenotazione, in particolare, si rivelano di lunga durata. E si aggiungono altri problemi, come la mancanza di personale sanitario, di specialisti, di medici, oltre all’annosa carenza di fondi per i lavori di ristrutturazione edilizia. I 48 Comuni dell’ambito cremonese si riuniranno venerdì 2 ottobre in San Vitale a Cremona per stabilire una linea unitaria, allo scopo di presentare al direttore generale dell’Asst Giuseppe Rossi richieste condivise. “Sarebbe un peccato – afferma il sindaco di Stagno Roberto Mariani – rompere l’unità proprio ora”. La richiesta più insistente, da più parti, è la ripresa dell’ospedale, adesso che la Regione ha inserito Cremona tra i centri di cura dei malati lombardi di covid, sottraendo così possibilità di ricovero agli altri malati cremonesi. Con Mariani ci sono il cremonese Gianluca Galimberti e la soresinese Laura Galbignani. L’ultimo consiglio comunale di Cremona si è spaccato sull’ospedale. La Lega ora propone con un ordine del giorno che l’anno prossimo il G20 sulla salute si tenga a Cremona e attacca le scelte del governo. Il centrosinistra vuole molta più medicina territoriale, perché l’ospedale non sia di nuovo travolto in altri casi di emergenza. 

Paolo Zignani

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