Un anno fa la scomparsa del giornalista Simone Mazzata. L’attualità del suo pensiero.Un anno fa, il 14 settembre del 2019, si concludeva a soli 54 anni il transito terreno di Simone Mazzata, giornalista, esperto di relazioni territoriali, uomo di cultura e sincero ambientalista.L’associazione “La Terra nel Cuore”, che lo ha visto tra i fondatori e animatori, intende ricordarlo in questo primo anniversario come sarebbe piaciuto a lui, senza retorica e senza agiografia.In una sua intervista di qualche anno fa aveva sottolineato un pensiero che lo rappresenta molto bene: “ognuno è ciò di cui si cura”.In questa definizione ampia ci stanno senza dubbio le tante opere materiali da lui realizzate in vita, una per tutte la Fondazione Cogeme, cui diede un impulso vitale, ma Simone aveva soprattutto cura di aspetti fondamentali del nostro vivere personale e sociale: l’amore, l’amicizia, la tolleranza, la spiritualità come parte integrante dell’esistenza, la pace, il profondo rispetto per il nostro Pianeta, quella famosa “rete della vita” di cui era portavoce, che lo hanno portato negli anni a diventare un vero e proprio alfiere in Italia della “Carta della Terra” e a lottare per battaglie ambientaliste di valore come quella a difesa della “Grande Nonna Quercia” a Castelvetro Piacentino e dell’Isola del deserto.Definiva “sistemico” il suo approccio alle cose e alla vita perché sapeva molto bene che “tutto si tiene”, cioè in natura e nell’universo tutto è legato e tutto è connesso e che la distinzione, molto umana, tra “io” e “noi” è, in realtà, la vera radice del male che impedisce all’uomo di conquistare un progresso che sia davvero tale e, cioè, che riguardi l’essere umano nella sua interezza, nella sua totalità. Un pensiero la cui attualità appare ogni giorno sempre più evidente.Il modo migliore di ricordare Simone è quindi quello di mantenere vivo questo approccio “olistico” alla vita e di portarlo in ogni ambito del nostro quotidiano, così come lui ha sempre cercato di fare.

 

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