Cremona. Porte chiuse per i familiari degli anziani ospiti nelle case di riposo. Lo ha deciso la Regione, che ha rinnovato la scelta già compiuta nella scorsa primavera, allo scopo di limitare la diffusione del virus, salvo poi disporre i ricoveri dei pazienti dimessi dai reparti ospedalieri dedicati alle malattie infettive. L’associazione dei parenti di Cremona Solidale, guidata da Giuseppe Gigliobianco, ha già chiesto un incontro alla dirigenza. La preoccupazione dei familiari dei degenti, tutti completamente non autosufficienti e in condizioni sanitarie serie, riguarda la tenuta psicofisica dei loro cari, che non sono in grado di comprendere i motivi dell’isolamento. Si ritrovano infatti privi dell’affetto delle persone che li hanno sempre accuditi, con un affetto che nemmeno i sanitari più professionali possono garantire. Il rischio quindi è che si nutrano meno e deperiscano, sentendosi abbandonati. Nel recente passato diversi istituti per anziani hanno organizzato videoconferenze, se non visite al di là di un vetro. A Crema si è attivato un comitato Verità e Giustizia, rappresentato da Antonio Macrì, che ha chiesto alla Procura di Cremona di essere sentito, al pari di altri familiari, come persona informata sui fatti, nel corso dell’inchiesta sui decessi avvenuti nelle rsa. I carabinieri dei Nas e gli agenti della Finanza si sono presentati nel maggio scorso in otto case di riposo. In tutto 300 i decessi su cui la magistratura vuole far luce. Si tratta di un quinto dei degenti. In una dichiarazione, riportata da Antonio Macrì, il procuratore di Cremona ha affermato che il virus probabilmente è stato portato nelle rsa dagli stessi dipendenti, che non avevano fatto il tampone.

Paolo Zignani

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata