Ancora una volta, l’amministrazione provinciale evita di fare la Valutazione d’impatto ambientale compressiva sulle attività dell’impresa, la Trasporti Pesanti, per concentrarsi soltanto su una sede periferica, che anzi appartiene a Rfi, trattandosi del deposito accanto alla stazione ferroviaria di Piadena. La differenza è considerevole, come nota l’associazione Salviamo il Paesaggio assieme ad alcuni cittadini di Piadena, a partire da Cesare Vacchelli. Infatti la ditta dell’imprenditore Stefano Storti, è protagonista della logistica italiana dal dopoguerra ed è da tempo in fase di espansione, con oltre 350 dipendenti in tutto, di cui 160 a Piadena in via XX Settembre. Il deposito che è stato autorizzato temporaneamente accanto alla stazione, dove sono in corso i lavori di ristrutturazione di Rfi, accoglierà rifiuti siderurgici di ogni genere, quindi compresi quelli pericolosi. L’imprenditore Stefano Storti assicura che i materiali non faranno che transitare all’interno di contenitori sigillati, senza manipolazione e nemmeno stoccaggio, se non per il tempo utile per passare da un mezzo di trasporto all’altro. E viene usata la ferrovia, con le autorizzazioni a cura di Rfi e Provincia. Maria Grazia Bonfante di Salviamo il Paesaggio e Ferruccio Rizzi di Attac Italia hanno inviato una lettera al presidente della Provincia Mirko Signoroni, ai consiglieri provinciali e alle categorie economiche, per chiedere con urgenza un piano rifiuti provinciali, in ritardo da anni, perché per un’opera simile non può bastare il parere di un Comune. Il rischio è che, autorizzato un deposito, se ne autorizzino diversi altri, come nella zona di Viareggio, su cui si concentrano i progetti di cinque piattaforme logistiche.

 

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