E’ proprio di Iushra Gazi il teschio trovato da un cacciatore sulle montagne di Caino nel bresciano, i primi di ottobre. A confermarlo è l’esame del Dna condotto sui resti ossei, che danno così un epilogo alla scomparsa della bambina 11enne di origini bengalesi affetta da autismo, che durante una gita sull’Altopiano di Cariadeghe si era allontanata dal gruppo, seguito dagli operatori della Fobap, Fondazione bresciana di assistenza a psicodisabili, sparendo nel nulla. L’esame è stato condotto presso i laboratori della Medicina legale del Civile di Brescia, coordinati dal professor Andrea Verzelletti. Il prelievo di Dna è stato effettuato da un dente del teschio ritrovato, poi confrontato con il Dna dei genitori. Il ritrovamento osseo che ha aperto alla possibilità di risolvere l’enigma della scomparsa è stato effettuato nella stessa zona dove si erano concentrate le ricerche nei boschi di Serle. Erano stati vani i tentativi condotti a partire da quel 18 luglio 2018, e resi  molto difficoltosi dalle piogge che caddero quella stessa sera. I cani molecolari non erano riusciti a rintracciare la bambina e nonostante alcuni avvistamenti nessun dato aveva portato al suo ritrovamento. Le ricerche, proseguite a lungo grazie all’impegno della Protezione civile della Provincia con oltre mille volontari, si erano estese poi fino a Botticino ma nulla era emerso, fino ad ottobre. L’area molto impervia, aveva portato a effettuare le ricerche in particolare dall’alto con l’uso di elicotteri. Resta il mistero su come mai nessuna traccia della bambina si stata trovata prima, nonostante i mezzi messi in campo. La famiglia della 11 enne attendeva di conoscere la verità, mentre il caso giudiziario era stato chiuso nei mesi scorsi con la condanna per omicidio colposo a otto mesi, in virtù di un patteggiamento per l’operatrice dell’associazione che durante la gita aveva il compito di controllare la bambina.

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