Sotto indagine finisce l’intera caserma dei carabinieri di Chiari, nel bresciano, nell’ambito dell’inchiesta Scarface che ha portato all’arresto di 14 persone, il due di novembre, per associazione mafiosa con l’accusa di riciclaggio di denaro attraverso il gioco del Lotto, grazie ad un sistema che poteva contare sulla connivenza di gestori di bar, tabacchiere e ricevitorie che segnalavano le vincite. 29 le persone che erano finite sotto indagine in varie province e tra cui Cremona Brescia, Bergamo. Anche in questa attività conseguente all’operazione Scarface e che è un’indagine interna all’Arma dei carabinieri è risultato centrale è il ruolo di Francesco Mura, imprenditore del settore televisivo ritenuto regista delle operazioni fraudolente per il riciclaggio di denaro e legato al clan della ‘ndrangheta Barbaro – Papalia. Tra gli arresti nell’attività d’indagine erano infatti finiti anche l’ex comandante della Polizia stradale di Chiari e un carabiniere dello stesso paese della Bassa bresciana, entrambi accusati di corruzione per aver intascato soldi e regali proprio da Mura. A pubblici ufficiali e ad un magistrato della Procura di Brescia l’imprenditore avrebbe offerto biglietti per assistere alle partite della Juventus e per il concerto milanese di Byonce. Sotto la lente finiscono i rapporti amicali e gli “scambi tra Mura e i militari, tanto che, stando a quanto si legge nelle 2082 pagine di informativa depositata in Procura, “La caserma era frequenta da Mura con inconsueta e anomala frequenza che certamente stride con la sua pregressa situazione penale per una sentenza definitiva di condanna per traffico di droga”. Ma non è tutto. L’imprenditore Mura avrebbe acquistato i condizionatori della stessa caserma. Secondo l’indagine dell’Arma in corso, anche sugli stessi colleghi militari, Mura “intratteneva contatti con i carabinieri infedeli in cambio di protezione e informazioni utili alla sua causa”. Ora l’Arma sta valutando le posizioni dei militari non coinvolti penalmente, ma punibili disciplinarmente.

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