Mantova/Cremona Era l’11 maggio scorso quando l’assessore al welfare Giulio Gallera aveva lanciato l’iniziativa di Regione Lombardia di una massiccia raccolta del plasma delle persone guarite da Covid 19 per dare avvio alla plasmoterapia, rivelatasi una eccellente cura contro il virus di cui pioniere è stato il dottor Giuseppe De Donno da qualche tempo lontano dai riflettori. La scorsa settimana, incalzato da un’interrogazione del consigliere pentastellato Andrea Fiasconaro che chiedeva il punto della situazione su questo tema, Gallera aveva dichiarato che erano disponibili 2.200 unità per uso clinico, di cui: 870 conservate negli ospedali di Mantova e Pavia e 800 stoccate, per uso farmaceutico, ma disponibili in caso di necessità per essere dirottate per uso clinico. Ora a far puntare di nuovo i riflettori sulla questione è l’ospedale Carlo Poma di Mantova da dove viene lanciato l’appello ai cittadini a donare perché qui le sacche di plasma sono finite. La domanda è: come mai con tanti positivi che ora si saranno negativizzati mancano le sacche? Dal nosocomio mantovano fanno sapere che per funzionare il plasma deve contenere molti anticorpi che si sviluppano solo se il Covid ha colpito pesantemente e non nel caso di chi invece è asintomatico o, per sua fortuna, non è stato un malato grave. Fatto sta che qualcosa non torna: che ne è della banca di raccolta del plasma? Cosa si è fatto in questi mesi? Gli ex malati gravi sono stai chiamati dalle ASST territoriali? E poi ancora come è possibile che vengano ufficialmente dichiarati numeri che a distanza di pochi giorni non coincidono con la quantità effettiva di plasma a disposizione? Le cifre indicate, spiegano dal nosocomio sono riferite a quelle effettivamente raccolte che poi però vanno selezionate. Dunque i numeri anche il 3 novembre erano molto più bassi.E mentre questa è la situazione del Carlo Poma, dall’ospedale Maggiore di Cremona ci fanno sapere che ad oggi non c’è carenza di sacche di plasma e la plasmaferesi viene effettuata con successo.  

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