Crema. Durante la prima ondata, sono stati ben 130 i decessi degli anziani ospiti della Fondazione Benefattore cremaschi, che possiede due sedi. In via Zurla si trova la casa di riposo e in via Kennedy la palazzina dedicata alle cure intermedie, dove sono stati accolti i pazienti di covid dimessi dagli ospedali. Sono stati non pochi però i sanitari contagiati dal virus, andati al lavoro in via Zurla prima di fare i tamponi, quando ancora il sistema di prevenzione non era stato messo a punto.  Dopo la fine della prima ondata, i familiari hanno formato il comitato Verità e giustizia, nella speranza di ottenere trasparenza sulle cause di morte dei loro cari e farsi ascoltare come informati sui fatti dalla Procura di Cremona, che ha avviato un’inchiesta. Negli ultimi giorni la Fondazione non ha più dato informazioni: un silenzio che accompagna le difficoltà della struttura come di altri istituti, cui la Regione ha chiesto di prestare personale agli ospedali, senza accertare l’acquisto di tamponi. L’unico provvedimento noto è lo stop alle visite dei parenti, come se il contagio potesse venire solo da loro. Sentiamo le parole di Antonio Macrì del comitato Verità e Giustizia di Crema.

Paolo Zignani

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