Interrogato per due ore in carcere a Cremona, il 35enne Attilio Mazzetti ha raccontato la sua verità, spiegando il ruolo e in particolare il suo coinvolgimento nella vicenda legata all’Onlus “Uniti per gli ospedali della Provincia di Cremona”, Onlus nata per iniziativa delle associazioni di categoria e della Fondazione Arvedi Buschini per aiutare il territorio durante la pandemia. Accusato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, in concorso con renato Crotti, già uomo di spicco del gruppo Arvedi e segretario senza potere di firma della Onlus, e con l’imprenditore Cristiano Bozzoli, Mazzetti ha risposto ieri alle domande del gip Pierpaolo Beluzzi, alla presenza del suo avvocato, che ha già richiesto la misura degli arresti domiciliari per mancanza di possibilità, per il suo assistito, di inquinare le prove. L’indagato si è difeso e ha raccontato di essersi fidato del Crotti, che aveva conosciuto nel suo bar a Crema e per cui aveva cercato di trovare il contatto con alcune aziende del campo della sanificazione. Il suo compito insomma sarebbe stato unicamente quello di trovare le aziende ed emettere le fatture, mentre sarebbe stato nel ruolo di Crotti consegnare la merce. Stando poi a quello che riguarda la vicenda che lo ha portato in carcere, cioè il tentativo di corruzione e le minacce nei confronti di Michele Russo, uno dei testimoni che collaborava con la Procura, Mazzetti ha negato l’accusa.  In merito alla testimonianza resa da Russo, quest’ultimo, che è titolare di un’azienda di allarmi, ha confermato fatture false per 27mila euro fornite per far fronte alla crisi della propria azienda. Per quanto riguarda Crotti ha affermato di averlo conosciuto e incontrato più volte nel bar di Mazzetti. Proprio in queste occasioni Crotti gli avrebbe fatto delle avances sconce per ottenere fotografie di parti intime e per farlo assistere a rapporti di terze persone con la moglie.

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