Cremona. Secondo l’Europa, i finanziamenti non devono più andare ai gradini più bassi della gerarchia dei rifiuti, incluso l’incenerimento, ma devono andare a finanziare i livelli più elevati di tale gerarchia che sono raccolta differenziata e prevenzione, riuso e riprogettazione. Secondo Regione Lombardia, sul cui territorio ci sono 13 termovalorizzatori, 68 impianti di compostaggio, 42 impianti di digestione anaerobica, la dotazione impiantistica regionale è sufficiente e, se ci sarà un potenziamento, avverrà nell’ottica di una rimodulazione degli impianti esistenti che vada incontro alle mutate esigenze di smaltimento, come quelle ad esempio del trattamento dei fanghi di depurazione. Non c’è nessun obbligo però di smantellamento. In realtà questi impianti dovrebbero andare avanti solo fino a ‘fine vita’, anche come risposta alle regole dell’Unione Europea che impongono una diminuzione delle emissioni. Invece, tutto sembra legato alle gestioni locali: anche a Cremona il sindaco Galimberti ha promesso di chiuderlo, sia in campagna elettorale che in Consiglio. La salute delle persone e il futuro del nostro ambiente sono temi troppo importanti. Anche se qualche passo in avanti rispetto al passato è stato fatto, il no alla riduzione degli impianti di incenerimento preoccupa i cittadini. Sentiamo le parole di Giulio Ferrari del Direttivo di Legambiente Cremona.

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