Cremona Il piano cave dell’ente Provincia è stato discusso mercoledì dalla commissione ambiente della Regione Lombardia. Si tratta di una modifica del piano già approvato dall’amministrazione presieduta da Massimiliano Salini e dal consiglio regionale nel 2012. Il ricorso delle associazioni ambientaliste riuscì a far annullare il piano dal Consiglio di Stato, che intendeva lasciar aprire una cava d’argilla da due milioni e 100mila metri cubi in un geosito paleologico di eccezionale interesse archeologico come Pianalto della Melotta, tutelato dalla Rete Natura 2000, dal piano territoriale provinciale, oltre che riserva naturale di interesse comunitario. La ditta Fornace Danesi, però, interessata a ottenere il via libera alle escavazioni, ha presentato un controricorso e propone un diverso progetto. L’intenzione è cavare sabbia e ghiaia, non più argilla come nel 2012, quando anche quattro Comuni erano d’accordo con la ditta, in nome della difesa dei posti di lavoro ovvero Soncino, Romanengo, Ticengo e Casaletto di Sopra. Ora la modifica del piano provinciale prevede soltanto approvvigionamenti di sabbia e ghiaia, comunque in crescita, malgrado la crisi dell’edilizia, la crisi ambientale e climatica e le norme che dovrebbero limitare il consumo di suolo. E’ prevista invece una cava in più in zona Cà delle Mosche, fra Crema e Madignano, poiché l’impresa ha vinto il ricorso al Tar, ed è possibile anche un’altra attività nel Cremonese, l’area nella quale sono programmati i prelievi di sabbia e ghiaia più consistenti, dato che era stata risparmiata nel decennio precedente. Sul destino di Pianalto della Melotta, le parti interessate si stanno confrontando in forma riservata, nella speranza di non compromettere il geosito. Le associazioni – Wwf, Italia Nostra, Legambiente e Salviamo il Paesaggio – sono ancora impegnate nella battaglia.

Paolo Zignani

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