A inizio anno la notizia della chiusura del Centro Sociale Dordoni di Cremona, con una lunga lettera del collettivo affidata alle pagine di Facebook, ora una seconda batosta che forse non è del tutto slegata dalla prima, arriva sul fronte giudiziario, con la sentenza, arrivata in secondo grado, dalla Corte di Appello di Brescia, che si è espressa sui fatti del 24 gennaio del 2015, riconoscendo la devastazione e infliggendo,  con rito abbreviato, una pena di 3 anni, 6 mesi e 20 giorni ad un’attivista del Dordoni, Esposti, accusato di aver acquistato caschi e giubbotti per i manifestanti e 3 anni al siciliano Giovanni Marco Codraro, e al bresciano Samuele Tonin. La sentenza di secondo grado, arrivata dopo quasi quattro ore di camera di consiglio, ha ribaltato il primo grado che aveva portato invece all’assoluzione per l’attivista cremonese. Quel giorno di sei anni fa una manifestazione nazionale per le vie cittadine sfociò in disordini e scontri. La rabbia arrivava in risposta ad un’aggressione di estremisti di destra che, appena qualche giorno prima, avevano ridotto in fin di vita un frequentatore del Centro Sociale. Quel giorno il corteo aveva radunato sotto il Torrazzo tantissime persone, di Cremona e non, associazioni e anche esponenti politici, e tantissimi antagonisti di diverse realtà, mentre la presenza di sedi neofasciste in città infiammava il dibattito politico cittadino. Quel giorno nelle prime file del corteo erano apparsi giubbotti neri e caschi tra i fumogeni. Poi lanci di pietre e alcune vetrine di banche e assicurazioni erano state ridotte in frantumi. Ieri l’Appello ha riconosciuto il reato più grave di devastazione per quei fatti, laddove il gip a Cremona nel primo grado aveva contestato i reati di danneggiamenti e resistenza a pubblico ufficiale. Si riallinea così la sentenza a quella già emessa anche in terzo grado per i primi 4 arrestati per i fatti del 24 gennaio.

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