La centrale a biomasse di pollina, più volte segnalata per gli odori, i rumori e gli sversamenti, è stata costruita nel 2012 lungo la provinciale fra Gussola e Torricella del Pizzo, senza tener conto dell’esistenza di alcune abitazioni a pochi metri dall’impianto, che peraltro non ha mitigazioni ambientali efficaci. Lo sostiene il ricorso straordinario al capo dello Stato allora redatto dall’avvocato Paolo Antonini, che rappresentava Amilcare Boni e Roberto Mondini, esposti con le loro abitazioni a tutti gli effetti negativi. Non era stata eseguita dall’ente Provincia la Valutazione d’impatto ambientale: era bastata un’autorizzazione semplificata, l’Aua, a favore di imprenditori vicini alla Compagnia delle Opere, autorizzazione che i ricorrenti vorrebbero annullare. Quel ricorso però attende ancora risposte dal Quirinale, mentre ora la società, che dopo alcuni cambi di proprietà e di nome si chiama BioGuss, ha chiesto di potersi ampliare per produrre biometano, con una semplice modifica “non sostanziale”. La riconversione richiederà però uno stoccaggio e nuovi impianti: l’azienda si potrebbe estendere, malgrado i problemi e una diffida nel 2019, verso Torricella del Pizzo  per avere nuovi vicini di casa non proprio entusiasti. La pollina infatti è ricavata dal concime degli allevamenti di pollame. All’odore insopportabile si aggiunge il rumore, oltre al traffico. Il Comune in conferenza dei servizi ha fatto notare i problemi esistenti da anni e la maggioranza del sindaco Stefano Belli Franzini in questa battaglia è unita alla minoranza.

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