Le Domande e i dubbi sul progetto di teleriscaldamento collegato all’acciaieria Arvedi si trovano tutti in una lettera inviata domenica dal comitato di quartiere di Cavatigozzi ai sindaci di Cremona e di Spinadesco, oltre che al presidente dell’amministrazione provinciale. Il punto di partenza è l’autorizzazione rilasciata dal settore ambiente e territorio dell’ente Provincia il 19 maggio del 2017, quando il gruppo siderurgico cremonese si vedeva obbligato, con una prescrizione, a svolgere entro sei mesi lo studio di fattibilità sul servizio di teleriscaldamento per 300 abitazioni di Spinadesco. Doveva essere una mitigazione dell’impatto ambientale causato dal nuovo forno, ma non è mai stata realizzata. L’acciaieria ha infatti consegnato uno studio nel 2018, dal quale una perizia indica la possibilità di un impianto di teleriscaldamento per 200 famiglie, con l’ausilio però di caldaie, con un’indesiderata produzione di CO2, per garantire la giusta e costante temperatura dell’acqua da pompare nei tubi per erogare calore. Così la prescrizione, per quanto obbligatoria, è rimasta sulla carta per anni. L’industria sinora recupera calore, rivendendo energia al gestore nazionale e ottenendo contributi per l’efficienza energetica e termica. Il progetto sperimentale di A2A, ora inserito nel piano energetico di Cremona per potenziare la rete di teleriscaldamento, quindi ha fatto sorgere diverse domande anche nel Pd.

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