Cremona.

Cremona. La legge regionale 21 del 2019 va applicata e così anche il Comune di Cremona ha dovuto fare l’anagrafe degli inquilini dei servizi abitativi pubblici, nuovo nome delle case popolari. E’ stata l’occasione ideale per aggiornare i canoni d’affitto, sia delle abitazioni che delle autorimesse, tenendo conto dell’Isee e quindi della situazione patrimoniale degli utenti. Il Pirellone esige di tenere in ordine l’anagrafe degli inquilini, anche per la sostenibilità economica del settore, da molti anni in notevole difficoltà per gli scarsi finanziamenti.  Il dirigente del settore contratti e patrimonio, Lamberto Ghirardi, ha dovuto tener conto inoltre di un decreto regionale emesso poco prima di Natale, il 22 dicembre, per cui l’affitto è stato calcolato considerando l’importo della pensione minima sommato a quello dell’assegno sociale, ovvero mille euro al mese, più un 2% scarso. Quest’ultimo è il tasso d’interesse dei titoli decennali del Tesoro: l’affitto dipende pure dai fattori finanziari più complessi, per stabilire qual è il reddito patrimoniale figurativo. Inevitabile quindi un lieve rincaro legato al tasso d’inflazione, il che permette al comune di incassare un milione e mezzo da un migliaio di inquilini, compresi gli acconti delle spese condominiali e le autorimesse, che hanno valore di mercato, con a carico l’Iva al 22%. Ogni residente si vedrà recapitare quindi il prospetto del canone che deve all’amministrazione. Si fanno valere gli aspetti finanziarie mentre corre il processo di privatizzazione, sotto forma di crescita dell’housing sociale.

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