Dopo anni di denunce e inchieste l’azienda Caffaro di Brescia è stata messa sotto sequestro per disastro ambientale. Il provvedimento è stato emesso dalla Procura della città della Leonessa ed è stato eseguito dai carabinieri Forestali a causa del continuo inquinamento dell’impianto con sversamenti di cromo esavalente e mercurio con valori di 10-15 volte ben al di sopra dei parametri di legge. E’ una lotta contro il tempo per difendere la falda e per questo è stato nominato un custode giudiziario che dovrà garantire il mantenimento attivo della barriera idraulica che impedisce ai veleni di raggiungerla. Con il sequestro del complesso aziendale di via Milano, il Gip Alessandra Sabatucci ha applicato “la misura interdittiva del divieto di esercitare uffici direttivi di persone giuridiche ed imprese” nei confronti di Donato Antonio Todisco, presidente del consiglio di amministrazione e attuale co-amministratore di fatto della Brescia S.r.l., Alessandro Quadrelli rappresentante legale dell’impresa, e Alessandro Francesconi, consigliere delegato alle tematiche ambientali nonché direttore dello stabilimento. Le misure interdittive sono state disposte per i reati di inquinamento ambientale e deposito incontrollato di rifiuti speciali pericolosi, tra cui il cromo esavalente, e disastro ambientale “cagionato dagli indagati per non aver garantito l’efficienza della barriera idraulica”. Sono dure le parole del procuratore capo di Brescia Francesco Prete che definisce la questione Caffaro come “un carcinoma al centro della città e va estirpato”. La situazione è inquietante con il mercurio che galleggia al suolo. La complessa indagine è stata innescata dalle comunicazioni di Arpa del 2019. E si riferisce quindi all’inquinamento di oggi e non a quello del passato.

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