Il terzo ponte sul Po, con la Gronda Nord alla quale verrebbe collegato, continua a dividere. Nell’ultima riunione, venerdì scorso, la giunta Galimberti ha deciso di costituirsi in giudizio al Consiglio di Stato contro l’oleificio Zucchi, che a propria volta già dal 2013 ha fatto ricorso al Tar di Brescia contro la variante al piano regolatore che prevedeva la nuova infrastruttura sul grande fiume. L’azienda ha lamentato di non potersi espandere a causa dei vincoli urbanistici. L’oleificio inoltre ha contestato la procedura seguita dall’amministrazione per eseguire gli espropri, che hanno riguardato alcuni posti di parcheggio. La realizzazione dell’opera, in programma del 2014, richiede uno sforzo economico e finanziario di rilievo: per riuscirci, Autovia Padana, subentrata a Centropadane nella gestione dell’A21, dovrebbe trovare 216 milioni entro il 2022; se non partirà per tempo il cantiere, l’opera verrà stralciata dalla programmazione. Quello dell’oleificio, però, non è l’unico ricorso: anche il nuovo concessionario dell’autostrada ha deciso nel giugno scorso di presentarsi al Tar contro lo Zucchi e l’ente Provincia ha scelto di non costituirsi in giudizio. Le istituzioni quindi mantengono l’obiettivo scelto con i voti delle maggioranze che facevano capo a Oreste Perri in Comune e a Massimiliano Salini in corso Vittorio Emanuele II. Gli ambientalisti contrastano da tempo l’iniziativa, anche perché, oltre all’impatto del terzo Ponte sul paesaggio del Po e all’abbattimento di alberi, nonna quercia compresa, la Gronda Nord stenderebbe un nastro d’asfalto di ben 12 chilometri, con grande consumo di suolo, trasformando l’attuale tangenziale in una strada interna, con la prospettiva, quindi, di ulteriori costruzioni sul terreno fra il peduncolo e il casello di San Felice, dov’è in programma un polo logistico.

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