Stamattina si sono svolte via internet le tre conferenze dei servizi istruttorie per il rinnovo delle autorizzazioni dei tre stoccaggi del gas di Bordolano, Sergnano e Ripalta Cremasca. Sono tre impianti che hanno trasformato, con consumo di suolo, il territorio dei Comuni interessati, dapprima terreno agricolo e da diversi anni messo a disposizione della Stogit per l’iniezione di miliardi di metri cubi di gas nel sottosuolo, con il rischio di sismicità indotta che potrebbe arrivare fino alla magnitudo 3.0 della scala Richter, secondo il provvedimento ministeriale dell’8 agosto 2013. Gli impianti sono infatti sottoposti alla legge Seveso, come aziende a rischio di incidente rilevante. Ogni anno, fra aprile e settembre, il gas viene pompato nel sottosuolo per poi essere venduto agli acquirenti industriali e trasmesso lungo una rete internazionale di metanodotti. Non è il metano che viene utilizzato per il riscaldamento domestico. A ogni immissione, fra aprile e settembre, a Bordolano  vengono emessi fumi alla temperatura di 530 gradi e a Sergnano e Ripalta a 750 gradi. Sono state previste dalla stessa Stogit, negli anni scorsi, perdite a Sergnano fino a un milione e 450mila metri cubi: analoga la dispersione di metano a Ripalta Cremasca. Le associazioni non sono state invitate dall’ente Provincia, che ha convocato la proprietà, azienda Stogit, l’Arpa e i Comuni. Erano presenti il sindaco di Bordolano Brena, il tecnico dell’amministrazione di Sergnano e il sindaco di Ripalta Guerina, Luca Guerini. Arpa ha presentato, dopo una verifica sul funzionamento degli impianti, nove osservazioni, che riguardano fra l’altro il camino E5 di Sergnano. Ezio Corradi, del coordinamento nazionale Notriv, ha saputo della convocazione, ha chiesto e ottenuto di collegarsi come uditore alle tre riunioni, unico partecipante esterno: per lui è stato un tour de force di tre ore.

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