“Associazione a delinquere finalizzata a disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro”. Con queste accuse la Corte d’Assise di Taranto ha condannato a 22 e 20 anni di reclusione Fabio e Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell’Ilva, tra i 47 imputati (44 persone e tre società) nel processo chiamato ‘Ambiente Svenduto’ sull’inquinamento ambientale prodotto dallo stabilimento siderurgico di Taranto. Esplosa nel 2012 quando il gip Patrizia Todisco, accogliendo la richiesta della procura, dispose il sequestro dell’area, l’inchiesta dopo 12 giorni di camera di consiglio è giunta al termine con un verdetto storico. I pm avevano chiesto per gli imputati pene per circa quattro secoli, ne hanno ottenuti 299. Oltre ai lombardi Riva sono stati condannati a 3 anni anche l’ex governatore pugliese Nichi Vendola e l’ex presidente della Provincia Florido. Studi accreditati e Medici per l’ambiente ISDE da anni si battono insieme alle associazioni ambientaliste per denunciare la profonda correlazione tra l’inquinamento e l‘insorgere di malattie in forma acuta o cronica, mentre i cittadini vivono in bilico tra il diritto al lavoro e il diritto alla salute.  

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