Per le donne l’assottigliamento e la fragilità delle ossa, spesso conseguenza di osteoporosi dopo la menopausa aumenta il rischio di malattie cardiovascolari. E’ quanto emerge da uno studio pubblicato sul sito del British Medical Journal. I ricercatori hanno analizzato i dati clinici di 12.681 donne con età compresa tra i 50 e gli 80 anni che erano state sottoposte a scansione DXA, un’analisi per verificare l’esistenza di osteoporosi, nei pressi dell’ospedale Bundang, Università Nazionale di Seoul tra il 2005 e il 2014. Le donne sono state seguite per nove anni e i ricercatori hanno scoperto che circa il 4%, aveva subito un infarto o un ictus nel corso del periodo di follow-up e che 237 di esse, circa il 2%, erano morte. Nello specifico hanno scoperto che punteggi più bassi riguardanti la densità minerale delle ossa a livello della colonna lombare, del collo del femore e dell’anca, potevano essere associati ad rischio più grande, dal 16% al 38%, di incorrere in infarti o ictus e ciò dopo aver considerato anche fattori influenti tra cui l’età, il livello di colesterolo, l’ipertensione, il vizio del fumo o precedenti casi di fratture alle ossa.
Inoltre la diagnosi formale di osteoporosi poteva essere collegata ad un rischio più grande di malattie cardiovascolari del 79%. Non è chiaro esattamente come l’osteoporosi e l’aterosclerosi possano essere collegate, ma l’infiammazione a lungo termine e lo stress ossidativo cumulativo hanno ruoli chiave sia nella perdita ossea legata all’età che nell’aterosclerosi”, hanno spiegato i ricercatori. “Forse è tempo di chiarire come la salute delle ossa influenzi l’apparato cardiocircolatorio e capire questo legame per scoprire nuovi trattamenti non solo per le donne, ma anche per gli uomini”.

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