Francesco Vezzoli è una figura centrale della scena contemporanea e uno dei filoni più celebri del suo lavoro riguarda la relazione con l’arte classica. In questo senso a Brescia va in scena una mostra affascinante, nella quale Vezzoli indossa i panni sia dell’artista sia del curatore: “Palcoscenici archeologici” è un progetto site-specific che si inserisce nel più ampio dialogo tra classico e contemporaneo portato avanti dalla Fondazione Brescia Musei diretta da Stefano Karadjov. Proprio in questa dimensione di racconto ambientato, in questo dialogo a più livelli tra le diverse componenti sia delle opere di Vezzoli sia del luogo che le ospita, si sente vibrare la parte più interessante del progetto bresciano, che si autoalimenta di diverse suggestioni. E forse in tal senso accanto alla Nike Metafisica l’opera di Vezzoli che più sembra corrispondere a questo codice è “God is a Woman”: su una statua acefala di Giove l’artista ha innestato una testa ispirata alle sculture di Brancusi. Storia, archeologia, modernismo, ironia, diritti civili: il tutto senza rinunciare all’emozione di quella cosa indefinibile che percepiamo come “bellezza”.

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