Si è battuto strenuamente, ha salvato vite, non ha risparmiato impegno e dedizione nel momento clou della pandemia. La morte per un gesto estremo del medico Giuseppe De donno, lascia increduli e sgomenti. Ex primario di pneumologia dell’ospedale Carlo Poma e padre della terapia contro il Covid con il plasma iperimmune, si è tolto la vita nella sua abitazione di Curtatone nel mantovano. Il medico 54enne, sposato e con due figli, non avrebbe lasciato alcun messaggio per spiegare il proprio gesto. Amato e apprezzato dalla sua comunità, era salito alle cronache durante i primi mesi del 2020 quando propose la cura con il plasma iperimmune ai malati gravi. Grazie a lui, l’ospedale Carlo Poma di Mantova insieme al policlinico di Pavia avviò la sperimentazione della plasmaterapia con successo. Con questa cura De Donno riuscì a guarire tutti i suoi pazienti. Tuttavia una buona fetta del mondo medico scientifico lo osteggiò misconoscendo questa strada contro il Covid. Lo scorso 5 luglio aveva deciso di dare una svolta alla sua vita lasciando il Carlo Poma per dedicarsi alla medicina generale. Era entrato nel reparto di malattie dell’apparato respiratorio dell’ospedale lo stesso anno della laurea e vi era rimasto fino al 2018 quando poi diventò direttore del reparto di pneumologia. E’ qui che si è speso per salvare vite umane, insieme ad altri medici con cui era stata avviata la sperimentazione sull’utilizzo del plasma convalescente. Ma poi una doccia fredda: l’affidamento della cabina di regia per la sperimentazione della plasmaferesi all’azienda ospedaliera universitaria di Pisa dove venne avviato il cosidetto progetto Tzunami. Ma dopo gli appelli per la ricerca di donatori la scorsa estate, il progetto subì una battuta d’arresto per questioni burocratiche. Del plasma iperimmune in Italia non si è più sentito parlare mentre in aprile del 2021 la terapia di de donno è apparsa nelle linee guida usa per curare il covid19. Mesi fa il medico mantovano fece calare il silenzio su di sé cominciando a negarsi ai media e a sparire addirittura dai social. Proprio a Facebook affidò una delle sue ultime dichiarazioni “il plasma iperimmune ci ha permesso di migliorare ancora di più i risultati. E’ democratico, del popolo per il popolo. Nessun intermediario, nessun interesse, solo tanto studio e dedizione. E’ sicuro nessun evento avverso e collaterale”. Intanto in queste ore gli inquirenti stanno lavorando al fine di dare una risposta a quanto accaduto. Certo è che chi lo ha conosciuto bene sa che era molto affranto nel vedere rigettata dalla medicina ufficiale la sua cura per la cui sperimentazione aveva combattuto alacremente. La sua storia personale, la  passione per la professione medica insieme all’ostracismo che gli è stato riservato in alcuni ambienti, non possono lasciare indifferenti in un momento così epocale come quello che stiamo vivendo.

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